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Steve McCurry: una vita dietro l’obiettivo, alla ricerca dell’umanità

Steve McCurry: una vita dietro l’obiettivo, alla ricerca dell’umanità

Ci sono fotografie che raccontano un istante e altre che finiscono per raccontare un’epoca. Da oltre cinquant’anni Steve McCurry attraversa il mondo con la macchina fotografica, osservando guerre, culture, tradizioni, paesaggi e soprattutto persone. Un viaggio nel tempo che ha trasformato alcuni dei suoi scatti in immagini entrate nella memoria collettiva.

La fotografia di Steve McCurry è riconoscibile prima ancora di leggerne la firma. In oltre cinque decenni di carriera, il fotografo americano ha attraversato continenti e trasformazioni storiche raccontando conflitti, culture destinate a cambiare, antiche tradizioni e vita contemporanea. 

Uno sguardo diretto, colori capaci di imprimersi nella memoria e, quasi sempre, una persona al centro dell’immagine.

Eppure, al di là della straordinaria varietà geografica del suo lavoro, esiste un elemento che ritorna continuamente: l’essere umano.

È forse questa continuità dello sguardo ad aver reso le sue fotografie capaci di superare il contesto nel quale sono state realizzate.

La storia di Steve McCurry, da Afghan Girl a oltre cinquant’anni di fotografia nel mondo: viaggio, umanità e uno sguardo capace di attraversare il tempo.

Dall’India all’Afghanistan

Nato a Philadelphia nel 1950, McCurry studia cinematografia alla Pennsylvania State University e comincia la propria carriera lavorando per un giornale locale. Dopo alcuni anni parte per l’India, iniziando quel rapporto tra fotografia e viaggio che diventerà uno degli elementi centrali della sua vita professionale. 

La svolta arriva tra Pakistan e Afghanistan.

Poco prima dell’invasione sovietica, McCurry riesce a entrare in Afghanistan insieme a un gruppo di rifugiati. Al ritorno attraversa nuovamente il confine con i rullini nascosti nei vestiti: quelle immagini saranno tra le prime a mostrare al mondo ciò che stava accadendo nel Paese e gli varranno la Robert Capa Gold Medal. 

Da quel momento il suo lavoro lo porta nei luoghi segnati da alcuni dei grandi conflitti contemporanei, dall’Iran-Iraq alla Guerra del Golfo, dal Libano alla Cambogia e alle Filippine.

Ma la guerra, nelle fotografie di McCurry, raramente è soltanto cronaca.

Sono soprattutto i suoi effetti sulle persone a diventare racconto.

Ragazza Afghana, un volto diventato icona

Tra milioni di immagini realizzate nel corso di una carriera, una è diventata indissolubilmente legata al suo nome.

È il ritratto di Sharbat Gula, la giovane rifugiata afghana fotografata nel 1984 in Pakistan e apparsa l’anno successivo sulla copertina del National Geographic.

Il suo sguardo diretto verso l’obiettivo è diventato una delle immagini più riconoscibili della fotografia contemporanea. 

La forza di quel ritratto contiene molti degli elementi che attraversano l’intera opera di McCurry: la capacità di isolare un momento, costruire una relazione immediata tra soggetto e osservatore e utilizzare la fotografia per rendere universale una storia individuale.

Fotografare il tempo che cambia

Ridurre Steve McCurry ad Afghan Girl, però, significherebbe raccontare soltanto una piccola parte del suo lavoro.

Il suo archivio attraversa culture, spiritualità, infanzia, conflitti, migrazioni, paesaggi e vita quotidiana. Il suo sito raccoglie il lavoro attraverso temi che vanno dall’Afghanistan ai ritratti, dalla devozione ai monsoni, dagli animali alle forme di espressione artistica. 

Le fotografie diventano così anche documenti del cambiamento.

Luoghi trasformati, tradizioni che scompaiono, società che si modernizzano e persone incontrate in momenti irripetibili rimangono fissati in immagini che, a distanza di decenni, possono essere osservate con significati nuovi.

È qui che fotografia e tempo entrano inevitabilmente in relazione.

Ogni fotografia conserva un istante. Ma una carriera lunga oltre mezzo secolo permette anche di osservare quanto il mondo sia cambiato intorno a quell’istante.

La curiosità come motore

C’è un’altra caratteristica che attraversa il percorso di McCurry: il viaggio.

Per lui fotografia ed esplorazione sono sempre state profondamente legate. La curiosità verso luoghi, culture e persone è rimasta uno dei motori della sua attività, insieme alla necessità di raccontare storie. 

E quella curiosità non appartiene soltanto al passato.

Nel 2026 McCurry continua a fotografare, esporre il proprio lavoro e condurre workshop internazionali. La sua attività recente comprende nuovi progetti e iniziative dedicate alla trasmissione della propria esperienza fotografica. 

È forse proprio questa capacità di continuare a guardare a rendere la sua storia particolarmente significativa quando si parla di longevità.

Non soltanto la durata di una carriera, ma la persistenza della curiosità che l’ha alimentata.

Steve McCurry e il Longevity Fest 2026

Nel 2026 Steve McCurry entra nel racconto del Longevity Fest come una delle grandi personalità internazionali dell’edizione. Il programma annunciato prevede l’assegnazione al fotografo del Longevity Award, riconoscimento che sarà al centro di un contenuto dedicato. 

Ma prima ancora del premio, la sua storia offre una prospettiva diversa sul significato della longevità.

Quella di una vita professionale attraversata da curiosità, movimento, incontri e capacità di continuare a osservare il mondo senza smettere di cercare nuove storie.

Perché forse esiste anche una longevità dello sguardo.

Ed è la capacità, dopo oltre cinquant’anni, di continuare a vedere qualcosa che merita di essere raccontato.

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